Teatri

CAPODANNO A MALTA

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CAPODANNO A MALTA

DAL 30 DICEMBRE AL 2 GENNAIO

1° giorno: Italia – Malta

Partenza in Bus GT dalle zone di appartenenza, da richiedere all’atto di prenotazione.Ritrovo dei partecipanti in aeroporto Roma Fco e partenza per Malta. Arrivo e trasferimento in hotel. Sistemazione, cena e notte.

2° giorno: Sulle orme di San Paolo

Prima colazione in hotel. Mattinata dedicata alla visita della Baia di San Paolo e della Chiesa di San Pawl Milqghi. Trasferimento a Rabat e visita alle grotte. Pranzo libero. Nel pomeriggio visita a Mdina con sosta alla Cattedrale dedicata alla conversione di San Paolo. Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento.

3° giorno: Mosta – La Valletta

Dopo la prima colazione in hotel, partenza per Mosta: visita della chiesa dedicata all’Assunzione della Vergine. Proseguimento per La Valletta con la visita alla Cattedrale di San Giovanni con la Cappella della Madonna di Damasco. Pranzo libero. Nel pomeriggio visita alla chiesa Ortodossa dedicata alla Signora di Damasca. Rientro in hotel per la cena ed il pernottamento.

4° giorno: Vittoriosa – Cospicua – Senglea ed i Templi di Tarxien

Prima colazione in hotel. Visita a sud de La Valletta, dove di trovano le antiche città storiche di Vittoriosa, Cospicua e Senglea. Visita dei Templi di Tarxien. Pranzo libero . Rientro a Roma con volo di linea.

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“RISERVATO AI SOCI”

N.B. I soci che desiderano partecpare al viaggio dovranno prenotarsi etro il 23 settembre, altrimenti, la tariffa iniziale ptrebbe variare.

La galleria Borbonica e il centro storico di Napoli

La Galleria borbonica

 

 

NAPOLI

LA GALLERIA BORBONICA E IL CENTRO STORICO

Domenica 15 ottobre

 

Partenza in bus GT alle ore 07.30 per Napoli, sosta lungo il percorso. All’arrivo imcontro con la guida locale e visita alla galleria borbonica un’opera di  Ferdinando II di Borbone  il quale incaricava l’arch. Errico Alvino – già commissario straordinario per Via Chiaia e S. Ferdinando – di progettare un viadotto sotterraneo che, passando sotto Monte Echia, congiungesse il Palazzo Reale con piazza Vittoria, prossima al mare e alle caserme.
Tale decreto non aveva affatto un carattere sociale; contemplava, infatti, la realizzazione di un percorso militare rapido, in difesa della Reggia, per le truppe acquartierate nella caserma di via Pace (attuale via Domenico Morelli), nonché una sicura via di fuga per gli stessi monarchi, visti i rischi che avevano corso durante i moti del 1848.
L’architetto progettò uno scavo con sezione trapezoidale, muri d’imposta a scarpa, larghezza e altezza di 12 metri, suddivisa in due gallerie per gli opposti sensi di marcia. Tali gallerie dovevano essere ampie, ciascuna 4 metri e separate da un sottile parapetto sostenente i lampioni per l’illuminazione a gas e dotate infine di marciapiedi laterali larghi 2 metri.

La galleria diretta a Chiaia doveva avere il nome di “Galleria Reale” o “Strada Regia”, mentre la galleria in senso contrario doveva chiamarsi “Strada Regina”; entrambe sarebbero partite presso la vecchia caserma di cavalleria nella ex via Pace, ma una avrebbe raggiunto il Largo Carolina dietro il colonnato di Piazza Plebiscito e l’altra Via Santa Lucia.
I lavori per l’apertura della traccia vennero avviati nell’Aprile del 1853; si attaccò la montagna nell’odierna via Domenico Morelli (ex via Pace) dallo slargo che coincideva con un precedente piazzale di cava dove si trova l’attuale accesso alla galleria. Non venne fatto nessun tentativo di scavo partendo dalla direzione opposta.
Da esso partivano due gallerie, una carrabile e l’altra pedonale, che procedevano parallele per 84 m, per finire all’interno delle Cave Carafa che erano già state utilizzate a partire dal Cinquecento per la costruzione di vari edifici nella zona.
Nel 1788 erano state ulteriormente sfruttate estraendo altro tufo per la costruzione della Chiesa della Nunziatella, che la Marchesa Anna Mendoza della Valle fece erigere per i Padri Gesuiti, che furono, successivamente, cacciati da Ferdinando IV nel 1787 per insediarvi il Collegio Militare della Nunziatella.
Prima di giungere nelle Cave Carafa, attualmente sede di un parcheggio multipiano, lo scavo della Galleria Borbonica incontrò un cunicolo ancora attivo pertinente ai rami seicenteschi dell’acquedotto della Bolla. Per evitare di togliere l’acqua ad alcuni edifici in Via Cappella Vecchia, furono realizzati degli ingegnosi lavori idraulici per consentire il passaggio dell’acqua a quote inferiori rispetto a quella della galleria. Dopo di che si partì con il secondo tratto del traforo il cui scavo presentò numerosi problemi tecnici.
In particolare, dopo circa 40 m dalle cave Carafa, furono intercettati degli ambienti più antichi e situati a un livello più alto; la sezione di scavo divenne, quindi, irregolare creando problemi statici alla struttura. L’architetto Alvino intervenne prontamente facendo regolarizzare, per quanto possibile, la sezione di scavo superiore con quella inferiore, realizzando al contempo una serie di moduli trasversali costituiti ciascuno da un arco poggiante su piedritti a scarpa. Tali strutture in muratura con funzione di contrasto alle pareti bloccarono l’apertura delle lesioni e lo scavo poté continuare in sicurezza.

Dopo circa 200 m dall’inizio dello scavo si rasentò una grossa cisterna della suddetta rete idrica seicentesca che riforniva la città di Napoli a pelo libero, mentre un altro grosso serbatoio si incontrò dopo circa 245 m. Anche in questo caso, per evitare di privare gli utenti delle sovrastanti case di Via Egiziaca a Pizzofalcone si escogitò una soluzione imponente in quanto si realizzò un ponte alto 8 m dal fondo della cisterna, con un piano di calpestio allo stesso livello dello scavo precedente, e si alzarono muri colossali in tufo e in laterizi per isolarsi da possibili accessi derivanti dalla presenza di eventuali ulteriori pozzi.
Dopo questa zona, la galleria proseguì con una sezione m 4 di larghezza x 3 di altezza intercettando marginalmente un’altra enorme cisterna superata, anche in questo caso, da un ponte lungo circa 20 m ed alto 10 m, dopo il quale lo scavo proseguì con la stessa sezione.
 
A 337 m dall’imbocco, la sezione, poi rivestita in muratura nelle pareti e nella volta, si riduce ulteriormente fino a m 1 x 2, diventando esclusivamente pedonale, a causa del rinvenimento di una sacca di depositi piroclastici sciolti lunga 69 m, derivante dalla mancata litificazione del tufo per cause naturali.
Superato anche questo ostacolo, ricomparve il tufo e la sezione tornò a essere di m 4 x 3 fino alla fine dello scavo, arrivando sotto piazza Carolina nel cortile che si trova alle spalle del colonnato di Piazza del Plebiscito, con una lunghezza di 431 m. Lo scavo non arrivò, quindi, mai a Palazzo Reale rimanendo, fino alla seconda guerra mondiale, anche senza uscita.
Per favorire la ventilazione all’interno del traforo furono scavati due pozzi verticali in corrispondenza delle strade di Santa Maria Egiziaca e Monte di Dio; in seguito, per evitare che i pozzi favorissero l’accesso di estranei mettendo in pericolo l’incolumità dei militari che transitavano nella galleria, si decise di chiuderli con due archi in muratura alti circa 12 m. Tuttavia, si riuscì a realizzarne solo uno, mentre per il secondo si preparò la sagoma della sezione sulle pareti in tufo e si predisposero le fondazioni.

I lavori furono completati nel Maggio del 1855 dopo circa 3 anni di lavori realizzati totalmente a mano con picconi, martelli e cunei, e con l’ausilio di illuminazione fornita da torce e candele. Il 25 dello stesso mese la Galleria Borbonica venne addobbata e illuminato sfarzosamente per la visita di Ferdinando II di Borbone rimanendo aperto al transito pubblico per soli 3 giorni. In corso d’opera furono apportate numerose varianti; ad esempio vennero modificate le dimensioni degli imbocchi ma, soprattutto, si optò per proseguire dopo le cave “Carafa” con una galleria unica e fu abbandonato il progetto di aprire delle botteghe lungo il tragitto del traforo. Negli anni successivi, il progetto fu sospeso per motivi economici e per il variato assetto politico che portò all’unità d’Italia.
Durante il periodo bellico, tra il 1939 e il 1945, la Galleria ed alcune ex cisterne limitrofe furono utilizzati come ricovero dei cittadini; vi trovarono rifugio tra i 5.000 ed i 10.000 napoletani, molti dei quali persero le case durante i numerosi bombardamenti subiti dalla città sia da parte degli alleati, prima, e in seguito dei tedeschi.
Per consentire un accesso sicuro alle persone, vennero realizzate diverse aperture; in particolare, fu fatta una scala a chiocciola, proprio nel punto in cui erano terminati i lavori dell’architetto Alvino, che consentiva l’accesso alla Galleria da Piazza Carolina. Dal vicino palazzo della Prefettura fu creato, inoltre, un collegamento orizzontale che si innestava proprio sulla scala a chiocciola per consentire anche ai dipendenti del palazzo di raggiungere il ricovero.
Inoltre, la galleria e gli ambienti limitrofi furono dotati di impianto elettrico e di servizi igienici dai tecnici dell’UNPA – Unione Nazionale Protezione Antiaerea – utilizzando risorse economiche del Ministero dell’Interno e del Comune di Napoli; al contempo, su gran parte delle pareti e delle volte degli ambienti, fu stesa della calce bianca con il duplice intento di evitare la disgregazione del tufo e di migliorare la luminosità degli spazi.
Dopo la guerra e fino al 1970 la Galleria Borbonica fu utilizzata come Deposito Giudiziale Comunale dove veniva immagazzinato tutto ciò che era stato estratto dalle macerie causate dai duecento bombardamenti subiti da Napoli; qui si ammassò anche tutto quello che fino agli anni ‘70 veniva recuperato da crolli, sfratti e sequestri.
Nel 2007 i geologi che lavoravano nella galleria scoprirono un passaggio murato che lo divideva da un’altra grande cavità che era stata riadattata a ricovero bellico. In questi ambienti gli stessi geologi rinvennero un altro accesso ai ricoveri, che nel Seicento costituiva già un ingresso al sottosuolo. Il passaggio veniva utilizzato dai “pozzari” che si occupavano della manutenzione dell’acquedotto; è costituito da una stretta scala di 75 gradini in coccio pesto che giunge in un locale di Vico del Grottone, alle spalle della chiesa di Piazza Plebiscito.
Oltre ai numerosi autoveicoli e motoveicoli, al di sotto di cumuli di detriti alti 8 m, sono state rinvenute parecchie statue di epoche diverse tra le quali l’intero monumento funebre del capitano Aurelio Padovani, pluridecorato capitano dei bersaglieri nel I° conflitto mondiale e fondatore del partito fascista napoletano.

Padre Pio

PADRE PIO

PADRE PIO

SAN GIOVANNI ROTONDO E MONTE SANT’ANGELO

30 SETTEMBRE – 1 OTTOBRE 2017

Partenza alle ore 7:00 da Gaeta e Formia ore 7:15 per San Giovanni Rotondo. Arrivo al Grand hotel Paradiso 4* a pochi metri dal Santuario. Sistemazione nelle camere, pranzo in hotel. Nel pomeriggio partecipazione alle celebrazioni religiose. Alle ore 19:30 cena in hotel. Alle 21:00 Fiaccolata religiosa che si terra’ all’esterno delle chiese.

2° giorno

Colazione in hotel. Spostamento a Monte sant’Angelo la famosa cappelletta ubicata nella roccia. Possibilita’ di ascoltare la Santa messa. Pranzo a Monte sant’Angelo facoltativo.Rientro nelle zone di appartenenza alle ore 21:00

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La quota comprende: Bus GT, hotel 4*pensione completa, parcheggi, pedaggi autostradali, accompagnatore CTA.

La quota non comprende: Pranzo a Monte Sant’Angelo facoltativo da richiedere all’atto della prenotazione € 20, tassa di soggiorno.

Castelli del Lazio Trevinano e Torre Alfina.

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I CASTELLI DEL LAZIO
DOMENICA 17 SETTEMBRE

TREVINANO & TORRE ALFINA

Partenza in Bus GT da Scauri alle ore 7:00, Formia ore 7:20, Gaeta ore 7:35 per Trevinano (VT) dove inizieranno le nostre visite. Lungo il percorso verrà effettuata una pausa caffè. La giornata ci condurrà alla scoperta di due affascinanti castelli della Tuscia, territorio dell’alto Lazio ricco di storia, tradizioni e suggestivi paesaggi ancora incontaminati. La prima tappa sarà a Trevinano per visitare l’imponente mole del suo castello Boncompagni Ludovisi ancora oggi di proprietà della famiglia , che da quasi un millennio sovrasta l’antico borgo adagiato sul fianco di una collina. Sorto in prossimità della via Francigena, il castello ed il suo abitato viene menzionato già sul finire del XII secolo nel Trattato di Pace tra le città di Acquapendente e Orvieto ed assegnato alla famiglia dei Visconti di Cambiglia. Nel corso del Medioevo il maniero passò ai Monaldeschi della Cervara e nel Seicento fu venduto dalla Camera Apostolica ai marchesi Bourbon del Monte, che ne mantennero la proprietà sino al 1910, quando la marchesa Stephanie Bourbon – ultima erede del ramo toscano – sposò il principe Paolo Boncompagni Ludovisi, famiglia che attualmente ne conserva la proprietà. Il castello si presenta oggi nella veste di signorile dimora rinascimentale, dovuta ai restauri patrocinati dai Monaldeschi della Cervara sul finire del Cinquecento. Di notevole interesse anche la piccola chiesa di San Rocco annessa alla proprietà, all’interno della quale si conservano preziose, seppur lacunose, testimonianze della pittura cinquecentesca di influenza umbro-senese.

PRANZO AL RISTORANTE

Dopo il pranzo, si proseguirà alla scoperta del castello di Torre Alfina, da pochissimi mesi riaperto dopo tanti anni di chiusura. La possente e imperiosa fortezza, che con le sue maestose torri merlate, rivestite pietra scura, si presenta al visitatore come una delle più belle e affascinanti dimore medievali del territorio umbro-tosco-laziale. Costruito su antichissime torri di avvistamento altomedievali, il palazzo fu dimora di importanti famiglie già a partire dal XIII secolo, come i Risentii e i Monaldeschi di Orvieto, che dominarono questo luogo dalla fine del 1200 fino alla seconda metà del 1600, quando impressero una nuova veste rinascimentale al primitivo castello medievale. Al termine delle visite partenza in pullman GT per Formia con sosta lungo il percorso con arrivo previsto alle ore 20.00.

€ 55 “riservato ai soci”

La quota comprende : Bus GT, Pranzo al ristorante, visita guidata, accompagnatore CTA, parcheggi

La quota non comprende : Ingressi, assicurazione Annullamento € 7 facoltativa